SOLARIS, 2012

August 2011, Russia, again. Togliatti is a city overlooking the Volga river, 800 km east of Moscow: here I was invited to hold workshops and for some photography exhibitions of our own, my work “Dream in a Mirror“. After a few days the organizers took us to the umpteenth inauguration along with Russian authors in order to visit the exhibition and comment on it onto the journalists.
This time, however, the exhibition venue did not leave me cold like the previous ones. It was an artist’s society venue called Solaris, in honor of an old Tarkovski movie.
The first floor in this sort of slum was used to host artistic events and exhibitions, whilst the second floor lodged the artists: it was their home, their laboratory, their inspiration place.
This crumbling place intrigued me so much that I asked the organizers to be taken there once more: I wanted to know those people, have the possibility to speak with them, and to shoot them.
It was not the first time that I could visit the house of an artist in Russia, but this place was peculiar, so much different from all the other ones I had seen till then.
The day after I was again at the Solaris and I was introduced to the artists: they were all painters, I had a long chat with them. I spoke…in a manner of speaking…none of them could actually speak English, therefore we expressed ourselves with gestures and using the most common Italian and English words, the ones nobody requires language classes to know.
I was offered tea, biscuits, and a bag full of apples from their tree to take home.
As often happens in this country, they looked at me as if I came from another planet. Those artists even wanted to save the sheets of paper I had drawn on to express some concepts to them. They were humble people who lived in poverty and very unhygienic conditions, perhaps in a shack which was never cleaned up. But in those evil-smelling rooms something drifted through the air, something mysterious that captivated me, hard to say what, precisely.

After about an hour I asked them to take some shots: I shot these pictures in half an hour before leaving. They vaguely represent that experience, the sensations I felt in there with those people , who lived off of their art, passing their days painting in the hope that somebody would buy their works during the exhibitions organized by the artist’s society. Before I left I was given little presents, some of them gave me their pieces of art.
One of them let me understand this: “I give you my painting, thus I will be honored that my work is in Italy”.
Dear friends, believe me, I was honored to meet you all… We all have so much to learn from you!

 


 

Agosto 2011, di nuovo in Russia. Togliattigrad e’ una citta’ che si affaccia sul fiume Volga, a circa 800 km a est di Mosca: qui ero stato invitato insieme a Massimo Bersani, per tenere dei masterclass e per alcune nostre mostre fotografiche tra cui la presentazione del mio ultimo lavoro “Dream in a Mirror“.
Dopo alcuni giorni gli organizzatori ci accompagnarono all’ennesima inaugurazione con autori russi per commentare la mostra ai giornalisti presenti dopo averla visitata. Questa volta, però, il luogo che la ospitava non mi lasciò indifferente come quelli precedenti. Era la sede di un circolo per artisti chiamato “Solaris”, in onore di un vecchio film del regista Tarkovski.

In questa catapecchia, oltre allo spazio al piano terra adibito per ospitare mostre ed eventi, vi era un piano soprastante che ospitava gli artisti del circolo: la loro casa, il loro laboratorio, il loro luogo di ispirazione. Questo luogo fatiscente mi incuriosì a tal punto che chiesi agli organizzatori di essere riaccompagnato li’: volevo conoscere queste persone, poter parlare con loro, poterle fotografare.
Non era la prima volta che visitavo l’abitazione di artisti in Russia, ma questo luogo era singolare, per me molto diverso da tutti quelli che avevo visto fino a quel momento.

Il giorno successivo ero di nuovo al “Solaris” e fui presentato a tutti gli artisti: erano tutti pittori, parlai a lungo con loro.
Parlai… per modo di dire… nessuno di loro conosceva l’inglese, perciò ci esprimevamo a gesti e con quel misto di parole italiane e inglesi che tutti conoscono senza dover fare alcun corso di lingua. Mi offrirono il loro tè, i loro biscotti e un sacchetto di mele da portare a casa.

Come spesso accade in questo Paese, mi guardavano come se fossi venuto da un altro pianeta. Questi artisti vollero addirittura conservare i fogli con cui feci dei disegni per potermi spiegare. Persone umili che viveva in uno stato d’igiene singolare e in povertà, in una baracca che forse non era mai stata pulita.
Ma in quelle stanze maleodoranti aleggiava un qualcosa che mi affascinò, difficile dire cosa esattamente.

Dopo circa un’ora chiesi loro di fare delle fotografie: scattai queste immagini in quell’ultima mezz’ora prima di andarmene. Rappresentano vagamente quell’esperienza, le sensazioni vissute li’ dentro con queste persone, che vivevano solo della loro arte, passando le loro giornate a dipingere nella speranza di vendere qualcosa nelle mostre organizzate dal circolo. Prima di andarmene mi fecero anche dei regali, alcuni di essi mi donarono le loro opere. Una di loro mi fece capire questo “Ti regalo questa mio dipinto, così sarò onorata di sapere che una mia opera sarà in Italia”.
Cari amici, credetemi, è stato per me un onore conoscervi… abbiamo tutti quanti così tanto da imparare da voi!